Giullare di Corte

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Giullare di corte
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Giullare di corte

Sarò il vento nella notte, ti prego non fare rumore.
Sarò il silenziatore per le tue pistole.
Ma se sentirò gli spari, se stanotte piove
ti pioveranno addosso, anche se Dio non vuole.

Se della tua cena noi siamo gli avanzi,
se ancora ci strofini a terra come stracci, in questa
notte languida saremo noi ad alzarci per riscuotere
gli assegni e dire urlando al vento "non cercarci".

Tu che ancora non mi hai detto grazie,
tu che per un patto, porti disgrazie
tu che ancora cerchi la redenzione
sei il carceriere della tua prigione, chiuso dentro

un'illusione frantumata come i vetri di uno specchio
infranti dalla cenere che hai dentro, e non riesci
più a guardare quel riflesso, in fondo al quale ti sei perso,
consumato dall’invidia, tu vivi nella tua accidia.

Sei scampato alla tua stessa morte,
hai stravolto la tua stessa sorte,
diventando un fottuto giullare di corte.
Sei un giullare di corte!

Non ho mai provato ad amarti, in fondo,
ho immaginato fosse più semplice spezzarti.
Ma ci ritroveremo ancora insieme, nella notte del giudizio
e combatterò per te. Metterò fine al tuo supplizio.

Hai pensato di poterti alzare sulle nostre teste,
di poter guardare il mondo che bruciava della propria peste,
Hai pensato di poterti rialzare,
sopra un mondo che cade nel dirupo del male.

Hai dimenticato cosa veramente aveva spinto
il più bello tra gli arcangeli a cadere dal dipinto
a tentare di riscrivere il futuro già deciso
da chi adesso quelle ali gli ha reciso.

Ti sei imposto che in quel baratro in cui sei caduto
vorrai portare con te ogni tuo prossimo detenuto.
Per scontare la tua pena insieme a coloro per cui
per la tua gelosia hai preferito te a Lui.

Non ho mai provato ad amarti, in fondo,
ho immaginato fosse più semplice spezzarti.
Ma ci ritroveremo ancora insieme, nella notte del giudizio
e combatterò per te. Metterò fine al tuo supplizio.

Hai scelto di sacrificare la tua dignità
Come sempre hai peccato quasi solo di viltà
Dopo tutta questa frustrazione
di una strenua profanazione.
Ucciderti? Nient’altro che competizione.

Sei stato accecato dalla stella del mattino
a cui ti sei piegato con un caloroso inchino
con la schiena curva come quella di un facchino
come quando porgi tristi onori sul tuo stesso baldacchino.

Sei convinto che la morte sia la tappa terminale
ma non sei ancora all’inizio della scalata del crinale
con cui vuoi giustificare il tuo spirito animale
ti sei perso nell’abbraccio freddo del tuo stesso male.

Nel concepimento del conclave - Lui che dorme -
ci hai privato della Luce in tutte le sue forme
nell’intento di seguire le sue orme.

Te ne sei corto troppo tardi,
penzolavi dalla forca a testa in giù,
ti riporterò all’Inferno,
è inutile che ti contorca più.

Non ho mai provato ad amarti, in fondo,
ho immaginato fosse più semplice spezzarti.
Ma ci ritroveremo ancora insieme, nella notte del giudizio
e combatterò per te. Metterò fine al tuo supplizio.

Testo di Riccardo Prestana e Francesco Raja
Musica di Francesco Raja e Pasquale Guerra

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