La serva padrona

La coraggiosa e bella riscrittura musicale del Maestro Antonello Mercurio offre l’ascolto di una partitura completamente nuova – proposta in una versione con due pianoforti – ricca di suggestioni e atmosfere della migliore tradizione musicale novecentesca.

La trama è molto semplice e segue alla lettera il testo dell’originale libretto, tradotto in napoletano.
I personaggi sono tre: Uberto, scapolo ricco e allergico al matrimonio, Serpina, la sua serva-padrona capricciosa e intraprendente, e Vespone muto domestico, pedina necessaria al gioco bizzoso tra i due che si concluderà con un felice epilogo nunziale. Già il titolo, nel proporre un buffo e bonario ossimoro, ci cala con estrema maestria in un clima musicale di assoluta pregnanza e incisività. Subito si intuisce che le resistenze di Uberto saranno destinate a capitolare davanti all’intraprendenza e alle strategie seduttive di Serpina.

Mi è sembrato opportuno, ritornando dopo qualche anno a rimettere in scena questo intermezzo buffo cedere ad un azzardo e trasportare la vicenda nei secondi anni trenta del Novecento. In una provincia napoletana, fascista a modo suo, tra cascami di teatro post-scarpettiano, Uberto è un burbero gerarca da operetta che ama il teatro e ha in casa un teatro di marionette (sua antica passione), Serpina è una delle tante servette che, arrivate dalla campagna, cerca una sua possibile scalata sociale e, infine, Vespone un poetico e fine dicitore. Egli aprirà l’azione con ‘un cunto’ (prologo) attraverso il quale racconterà la vicenda nei modi e nello stile della cultura popolare.

Pasquale De Cristofaro

Persone e Ospiti.

Intermezzo buffo di  Antonello Mercurio

Libretto  Gennaro Antonio Federico

Traduzione in napoletano  Antonio D’Alessandro


Interpreti

 Umberto
Filippo Morace

 Serpina
Annarita Gemmabella

 Vespone
Nando Citarella

 Primo mimo
Alessandro Tedesco

 Secondo mimo
Michela Ventre

 Terzo mimo
Gabriele Bacco

Musica

 Ernesto Pulignano
pianista

 Marco De Gennaro
pianista

Scenografia e costumi

 Maestro alle luci
Maddalena Alfano

 Costumi
Massimiliano Costabile

 Scenotecnica
Luciano Cappiello

 Scene e regia
Pasquale De Cristofaro

Squadra di Lavoro.

Ripresa e montaggio audio
Ripresa e montaggio video

Vittorio Minutiello

Ripresa audio

Dettaglio Servizi

Ripresa e registrazione audio
Ripresa e registrazione video

audio

M/S
AKG C414 (∞)
Neumann KM184

video

Canon EOS 200D | treppiedi
EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Sony α7c | gimbal
Samyang AF 18mm F2.8 FE

Riprese video

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Intermezzo buffo di Antonello Mercurio
Libretto di Gennaro Antonio Federico
Traduzione in napoletano Antonio D’Alessandro

Umberto – Filippo Morace
Serpina – Annarita Gemmabella
Vespone – Nando Citarella
Primo mimo – Alessandro Tedesco
Secondo mimo – Michela Ventre
Terzo mimo – Gabriele Bacco
Pianisti in scena – Ernesto Pulignano, Marco De Gennaro
Maestro alle luci – Maddalena Alfano
Costumi – Massimiliano Costabile
Scenotecnica – Luciano Cappiello
Scene e regia – Pasquale De Cristofaro

Scopri La serva padrona

La coraggiosa e bella riscrittura musicale del Maestro Antonello Mercurio offre l’ascolto di una partitura completamente nuova – proposta in una versione con due pianoforti – ricca di suggestioni e atmosfere della migliore tradizione musicale novecentesca.

La trama è molto semplice e segue alla lettera il testo dell’originale libretto, tradotto in napoletano.
I personaggi sono tre: Uberto, scapolo ricco e allergico al matrimonio, Serpina, la sua serva-padrona capricciosa e intraprendente, e Vespone muto domestico, pedina necessaria al gioco bizzoso tra i due che si concluderà con un felice epilogo nunziale. Già il titolo, nel proporre un buffo e bonario ossimoro, ci cala con estrema maestria in un clima musicale di assoluta pregnanza e incisività. Subito si intuisce che le resistenze di Uberto saranno destinate a capitolare davanti all’intraprendenza e alle strategie seduttive di Serpina.

Mi è sembrato opportuno, ritornando dopo qualche anno a rimettere in scena questo intermezzo buffo cedere ad un azzardo e trasportare la vicenda nei secondi anni trenta del Novecento. In una provincia napoletana, fascista a modo suo, tra cascami di teatro post-scarpettiano, Uberto è un burbero gerarca da operetta che ama il teatro e ha in casa un teatro di marionette (sua antica passione), Serpina è una delle tante servette che, arrivate dalla campagna, cerca una sua possibile scalata sociale e, infine, Vespone un poetico e fine dicitore. Egli aprirà l’azione con ‘un cunto’ (prologo) attraverso il quale racconterà la vicenda nei modi e nello stile della cultura popolare.

Pasquale De Cristofaro